Come una volta . . .
La dolcezza del grasso, la delicata, ma gustosa sapidità del magro, un retrogusto esaltato dai sapori di erbe aromatiche che l'aria dei boschi e della montagna circostante trasmettono.
Si sente il gusto di stagionato naturale, del tempo che ha lavorato a finistre aperte, senza stufe di forzatura e il senso di piena soddisfazione è frutto di un lavoro ben fatto.
Appena sapido, vivo, dolce, ricorda sapori antichi, ma per fortuna e sapienza...è una meravigliosa favola moderna.
Fare il prosciutto è un'arte.
Lo abbiamo imparato da molto tempo. Perchè le fasi di lavorazione non sono molte, ma bisogna saperle fare: servono attenzione, competenza, i mezzi e l'ambiente giusti.
Noi cominciamo da un buon maiale. Ci scegliamo le bestie: ne conosciamo la zona di provenienza, sappiamo cosa mangiano e come vengono trattate. Ci sono ottimi allevatori...con ottimi cosci.
Poi viene l'arte: rifilatura per eliminare il superfluo e dare al prosciutto la sua forma caratteristica (che non ha solo funzione estetica), salatura per proteggerne l'invecchiamento ed intervenire nella formazione del sapore.
Dopo, l'aromatizzazione...ma questo è un segreto di famiglia.
In ultimo, lenta, accurata, controllata, la stagionatura. E qui, dobbiamo dirlo, non è solo merito nostro.